Plastica e imballaggi: di cosa stiamo parlando?

Coraggioso/a! Hai scelto la versione seria del post e a te va tutta la mia stima.

Premessa doverosa: poiché l’imballaggio rappresenta solo il 26% dell’intero volume di plastiche utilizzate annualmente, non vorrei dover leggere sproloqui riguardo le confezioni, il packaging e bla bla e di quanta plastica di spreca per questo motivo.

Vi vorrei ricordare che i frigoriferi, il filo interdentale, gli interni delle auto, vari e svariati oggetti di tecnologia, materiali per l’edilizia sono fatti di plastica. Plastica di vari tipi, ma sempre sotto la grande famiglia della plastica rientra.

Certamente il packaging è forse l’unico settore in cui le scelte del consumatore possono contare qualcosa. Se sono fatte in modo oculato e non con il pensiero che “la plastica è il male”.

A livello mondiale il 95% della plastica utilizzata come imballaggio è perso dal punto di vista economico e il 32% non viene nemmeno raccolto in modo adeguato, solo il 14% viene raccolto per il riciclo. Uno studio ha stimato che in Europa ben il 53% della plastica potrebbe essere raccolto e riciclato. Il problema principale è che nella maggior parte dei casi il riciclo – diverso dal riutilizzo – prevede l’impiego di queste materie plastiche per applicazioni meno “nobili”, poiché la rilavorazione non permette di mantenere le loro caratteristiche fisico/meccaniche originarie, se non con processi di trasformazione ancora in fase di sviluppo o molto costosi.

Detto questo, quello che vi voglio proporre oggi sono degli spunti di riflessione a cui, beninteso, non so dare una risposta che sia corretta al 100%, ma su cui ho una mia personalissima opinione.

Imballaggi: plastica sì o plastica no? Se devo scegliere tra vetro e plastica scelgo plastica: pesa meno, ingombra meno e quindi per trasportare la stessa quantità di prodotto contenuto si utilizzerà meno carburante. E teoricamente è riciclabile con costi energetici nettamente più bassi del vetro.

Se posso evito l’imballaggio o scelgo una soluzione riutilizzabile veramente: no, non venitemi a dire che i sacchetti della spesa in Mater-Bi® si possono riutilizzare. Perché si bucano, sempre, e poi l’umido che ci buttate ve lo trovate sul fondo del bidone. O peggio ancora si apre in due il sacchetto e lo trovate sparso nel tragitto cucina-porta di casa. Il Mater-Bi® è una grande invenzione, ma solo perché è biodegradabile. E con questo posso dire addio ad ogni remota  possibilità di lavorare in Novamont. Sapevatelo.

Da perfetta vittima del packaging sono attratta dalle confezioni curate, di design, ma cerco di trattenermi. Con discreti risultati. Però poi mi irrita vedere gli stand di cosmetici – e sappiamo tutti di quali stand parliamo – tutti “potacciati” perché le confezioni non sono sigillate, e vorrei solo che la casa produttrice investisse in un maledetto centimetro di plastica in più per sigillare le confezioni.

La plastica è una grande invenzione, non c’è dubbio, ma non sempre la utilizziamo nel modo corretto. A volte troppa, a volte poca. A noi la scelta di quale atteggiamento usare nella vita di tutti i giorni!

Spero di avervi lasciato qualche spunto su cui riflettere 😉 a presto!

ps. Se vuoi leggere anche la versione ironica del post, clicca qui.

L’articolo a cui faccio riferimento è: Mazzuccato M., Plast 2016, 3, 74-79 “L’economia circolare una risorsa per il futuro”. plastmagazine.it
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