L’impatto ambientale dello shopping online

Ti sei mai chiesto quale sia l’impatto ambientale del tuo shopping online (o offline)?
Io sì, e ci riflettevo nelle scorse settimane.

Scorrevo il feed su Instagram quando mi appare un post sponsorizzato di uno spazzolino in bamboo.
Incuriosita, vado a leggere per saperne di più e scopro che il marchio in questione offriva un servizio in abbonamento per cui ogni tre mesi ti mandavano a casa uno spazzolino nuovo. Interessante! Risolvo due questioni in uno, utilizzo un prodotto ecologico, e in più non mi devo preoccupare di comprarlo periodicamente perché lo prendo in abbonamento.
Lo faccio vedere a M. che mi guarda come se fossi una pazza e mi dice “sì, lo spazzolino sarà anche ecologico, ma il furgone che ti porta a casa lo spazzolino dentro un imballaggio ogni tre mesi?“.
E io così 0.0

Aveva ragione da vendere!

Ho cercato più informazioni, per vedere se qualcuno avesse mai fatto valutazioni di questo tipo e in effetti, molti si sono posti questo problema prima di me.
Inizialmente si pensava che l’acquisto online ci avrebbe risparmiato le emissioni della nostra auto, usata per girare tutti i negozi alla ricerca del prodotto perfetto per noi.
Successivamente poi il fenomeno si è ingigantito e ora le città sono piene di corrieri che consegnano pacchi e pacchetti a tutte le ore del giorno, tutti i giorni e di tutte le dimensioni.

Sia chiaro, io ho un posto in prima fila per quanto riguarda gli acquisti online.
Ma ho notato due cose:

  • sono sempre più frequenti i servizi di consegna rapida, reso rapido ecc, uno su tutti Amazon Prime.
    Io personalmente, prima di aderire ad Amazon Prime, raggruppavo in un unico ordine più prodotti, così da raggiungere la soglia dei 29.90€ per la spedizione gratuita e quindi non facevo viaggiare corrieri pieni di scatoline mezze vuote con dentro solo un bottone.
    Ora invece la tendenza – anche mia eh! – è quella di ordinare subito quello che mi serve, tanto la spedizione è ugualmente gratuita. E lo stesso Amazon ti dà la possibilità di frammentare una spedizione in modo da ricevere il prima possibile gli articoli già disponibili.
    E via corrieri, imballaggi e rifiuti.
  • Il mind shift verso la moda etica e sostenibile ha un drawback non da poco: la maggior parte dei brand sostenibili vendono online, perché sono piccoli artigiani in città spesso diverse dalla mia o con sedi all’estero. E quindi anche quell’unico acquisto intelligente, porta con sé una spedizione.

Come in tutti i casi, gli estremismi e i no assoluti non servono a nulla e non sono applicabili.

Voglio però condividere con voi le azioni correttive

che ho deciso di apportare alle mie abitudini. Una goccia nel mare…ma pur sempre una goccia.

  • Cancellare l’abbonamento ad Amazon Prime, a maggior ragione visto che aumenterà tra poco. In questo modo il deterrente all’acquisto immediato sarà il raggiungimento della spesa minima per le spese di spedizione gratuite.
  • Cercare di acquistare in negozio fisico quello che posso trovare anche lì, anche se costa qualcosina in più. Esempi? Libri, cosmetici…
  • Portare avanti in modo coerente la mia personale battaglia per la moda sostenibile, che significa anche comprare meno e solo quello che serve. Finora devo ammettere che non ho fatto acquisti compulsivi, anzi, sempre molto ragionati e mirati. Certamente aiuta il fatto che le cifre in ballo siano ben diverse da quelle dei capi fast fashion.
  • Essere propositiva anche quando sembra che il nostro contributo non possa far nulla. Per esempio, io sono una che scrive alle amministrazioni comunali, piuttosto che alle grandi aziende segnalando disservizi, proponendo soluzioni alternative ecc…e qualche giorno fa mi sono decisa a scrivere al supermercato dove faccio la spesa per proporre un sistema alternativo di imballaggio di frutta e verdura. In questo caso la risposta c’è stata, cortese e chiarificatrice delle scelte. Se non altro io ho fatto la mia parte.

Come sempre, vi lascio qui sotto alcuni link di approfondimento sul tema.

E per tornare allo spazzolino in bamboo, ho chiesto un parere anche a Tatiana di My Smile Routine, che mi ha ulteriormente sconfortato, poiché uno spazzolino in materiale organico va cambiato spesso, non ogni tre mesi, per evitare la proliferazione batterica.
Quindi, per me il bamboo può rimanere nutrimento esclusivo dei panda 😉

Sono curiosa di sapere cosa ne pensate, se avete mai riflettuto su questo tema o se questo post ha sollevato in voi qualche pensiero.
A presto!

Link utili:
Impatto ambientale degli ecommerce: link 1link 2link 3
Carta e cartone come rifiuti: link 1link 2